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Bonus ristrutturazione 110% – Come funziona

Da qualche mese si vocifera su un argomento molto caldo: l’eco bonus ristrutturazione 110%, ma cos’è, in cosa consiste e chi ne ha diritto?

Scopriamo insieme alcuni dettagli che mettono a nudo questa possibilità, sfruttabile fino a Dicembre 2021. Abbiamo deciso di racchiudere l’articolo in poche domande:

  • Chi può usufruire del bonus ristrutturazione?
  • Quando si può usare?
  • Come ottenerlo?

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Prima di tutto, e Altro Consumo ci aiuta in questo, facciamo un po’ di chiarezza:

Il Decreto Rilancio ha introdotto il cosiddetto Superbonus: una detrazione del 110% sulle spese sostenute per chi effettuerà interventi di isolamento termico, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e riduzione del rischio sismico nei propri condomini o abitazioni singole. La detrazione fiscale del 110% vale per i lavori effettuati dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021 e sarà suddivisa in 5 rate di pari ammontare. Ad esempio, per una spesa di 10.000 euro, si ottengono 11.000 euro di detrazione pari a 2.200 euro annui da recuperare nelle 5 dichiarazioni dei redditi presentate successivamente all’esecuzione dei lavori.

 

Queste sono le note principali estrapolate dal nuovo Decreto Rilancio. Ora la parte più importante, che può aiutarti a capire se continuare la lettura di questo articolo, oppure far luce sul fatto che il bonus ristrutturazione non è per tutti.

Chi può usufruirne?

Per le persone fisiche, l’utilizzo delle detrazioni è ammesso su al massimo due unità immobiliari, oltre agli eventuali interventi su parti comuni condominiali. In caso di interventi condominiali hanno diritto alla detrazione anche i possessori di sole pertinenze (ad esempio box o cantine) che abbiano partecipato alla spesa.

In ogni caso, la detrazione massima che ogni contribuente può ottenere è pari all’imposta annua che dovrebbe versare, se si è incapienti, la parte di detrazione non goduta non può esser recuperata negli anni successivi o chiesta a rimborso, ma può essere ceduta a terzi. Sono in ogni caso escluse le unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9 cioè le abitazioni di lusso.

La spesa deve essere sostenuta da, (anche in questo Altro Consumo è ben chiaro):

  • condomini (in caso di assenza dell’amministratore, in dichiarazione va inserito il codice fiscale del condomino che si fa carico di effettuare gli adempimenti richiesti dalla normativa);
  • persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, cioè solo per gli immobili che non sono compresi nei beni dell’azienda o che siano strumentali all’esercizio dell’attività lavorativa professionale;
  • dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing” per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica (in questo caso la detrazione è possibile per le spese sostenute fino al 30 giugno 2022);
  • dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci;
  • dalle ONLUS, dalle organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e dalle associazioni sportive dilettantistiche (per queste ultime solo per la parte di immobile destinato agli spogliatoi).

Per usufruire della detrazione si deve possedere o detenere l’immobile in base a un titolo idoneo. In particolare, la detrazione spetta:

  • ai proprietari e nudi proprietari;
  • ai titolari di un diritto reale di godimento quali usufrutto, uso, abitazione o superficie;
  • ai locatari o comodatari (previo consenso del legittimo possessore);
  • ai familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile ristrutturato, a condizione che sostenga le spese e siano intestati a lui bonifici e fatture;

Quando si può usare?

Gli interventi che danno diritto alla detrazione del 110% sono sostanzialmente di due tipi e possono riguardare sia la singola unità immobiliare che il condominio, sono in ogni caso escluse le nuove costruzioni, infatti gli immobili oggetto dell’intervento devono esser già esistenti. Di fatto si agevolano i grossi interventi che migliorano la prestazione termica dell’edificio e quelli volti a ridurre il rischio sismico, secondo uno schema preciso confermato dall’Agenzia delle entrate. Vediamo nel dettaglio l’elenco dei lavori così detti “trainanti”:

  • Interventi di isolamento termico delle superfici opache inclinate, verticali e orizzontali (delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno, i vani non riscaldati o il terreno, compreso il tetto) che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio o dell’unità immobiliare sita all’interno di edifici plurifamiliari che sia indipendente e disponga di accesso autonomo all’esterno. In attesa dell’emanazione del decreto del Mise che definisca i nuovi requisiti, gli interventi di isolamento devono rispettare i requisiti di trasmittanza U indicati nel decreto del Mise dell’11 marzo 2008. I materiali isolanti utilizzati, inoltre, devono rispettare i criteri ambientali minimi stabiliti dal decreto dell’11 ottobre 2017 firmato dal ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. La detrazione spetta per una spesa massima di 40.000 euro moltiplicata per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da 2 a 8 unità. Se l’edificio ha più di 8 unità abitative la spesa massima si abbassa a 30.000 euro a unità. Per gli edifici unifamiliari o per gli appartamenti in condominio ma con accesso autonomo all’esterno la spesa massima detraibile è di 50.000 euro.
  • Interventi condominiali per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento (nel caso si installino pompe di calore reversibili) e alla produzione di acqua calda sanitaria. Gli impianti centralizzati devono essere dotati di:
    – generatori di calore a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A;
    – generatori a pompa di calore, ad alta efficienza, anche con sonde geotermiche;
    – apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro;
    – sistemi di microcogenerazione che conducano a un risparmio di energia primaria (PES) pari almeno al 20%;
    – collettori solari;
    – esclusivamente per i Comuni montani è ammesso anche l’allaccio al teleriscaldamento.
    La detrazione spetta anche per le spese di smaltimento o bonifica dell’impianto sostituito, per la sostituzione della canna fumaria collettiva esistente con sistemi fumari multipli o collettivi nuovi compatibili con apparecchi a condensazione, per le spese relative all’adeguamento dei sistemi di distribuzione come i tubi, di emissione come i sistemi scaldanti e di regolazione come sonde, termostati e valvole termostatiche. La spesa massima per usufruire del 110% è di 20.000 euro moltiplicata per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici fino a 8 unità. Se le unità sono più di 8 la spessa massima per ognuna si abbassa a 15.000 euro.
  • Interventi su edifici singoli (o dell’unità immobiliari site all’interno di edifici plurifamiliari che siano indipendenti e dispongano di accesso autonomo all’esterno) per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti aventi le stesse caratteristiche di quelli appena visti per gli interventi condominiali, con l’aggiunta per le aree non metanizzate, dell’installazione di caldaie a biomassa con prestazioni emissive almeno pari alla classe di qualità 5 stelle. La detrazione spetta anche per le spese di smaltimento o bonifica dell’impianto sostituito. La spesa massima per usufruire del 110% è di 30.000 euro.

Se su di uno stesso immobile vengono eseguiti più interventi che danno diritto al superbonus, la spesa massima detraibile è data dalla somma dei limiti di spesa fissati per ogni intervento. Allo stesso modo, per gli interventi condominiali, la spesa detraibile che spetta ad ogni condomino è fissata in base ai millesimi di parti comuni di sua competenza, infatti, i limiti che variano in base al numero di unità immobiliari che costituiscono il condominio servono esclusivamente per calcolare la spesa massima complessivamente detraibile.

La detrazione del 110% si applica anche alle spese funzionali all’esecuzione dell’intervento, quali l’acquisto di materiali, la progettazione e le spese professionali, perizie, installazione di ponteggi, smaltimento dei materiali rimossi, Iva, imposta di bollo, diritti sui titoli abilitativi edilizi.

Il superbonus del 110% spetta anche per alcuni interventi che vengono eseguiti congiuntamente ad almeno uno di quelli appena visti e che per questo vengono definiti “trainati”. Occorre prestare attenzione alla data di effettuazione di questi lavori infatti, possono ottenere la detrazione maggiorata del 110% solo se eseguiti nell’intervallo di tempo che va dalla data di inizio lavori a quella di fine lavori degli interventi così detti trainanti. In particolare, viene riconosciuto  il superbonus per:

In particolare, in caso di installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica, la detrazione del 110% spetta su una spesa massima di 48.000 euro e comunque entro il limite di spesa di 2.400 euro per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico per ogni singola unità immobiliare. La detrazione è vincolata alla cessione in favore del GSE (gestore dei servizi energetici) dell’energia non autoconsumata in sito o non condivisa per l’autoconsumo. La detrazione spetta anche in caso di installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti fotovoltaici nel limite di spesa di 1.000 euro per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema.

La detrazione del 110% spetta per un limite di spesa più basso, cioè di 1.600 euro per ogni kWh nel caso in cui sia contestuale anche un intervento di ristrutturazione edilizia, di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica.

Il limite di spesa di 48.000 euro è cumulativo per impianto fotovoltaico e sistema di accumulo integrato ed è riferito alla singola unità immobiliare.

La detrazione non spetta se si percepiscono altri incentivi pubblici e altre forme di agevolazione di qualsiasi natura previste dalla normativa europea, nazionale e regionale, compresi i fondi di garanzia e di rotazione e gli incentivi per lo scambio sul posto.

Interventi antisismici

Gli interventi antisismici che danno diritto alla detrazione del 110% sono tutti quelli compresi nell’attuale sismabonus con limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, ma senza vincoli sul numero massimo di immobili su cui effettuare gli interventi. Infatti, l’unico requisito richiesto è che le abitazioni si trovino nella zona sismica 1, 2 o 3. Sono detraibili anche le spese sostenute per la realizzazione congiunta di sistemi di monitoraggio strutturale continuo ai fini antisismici. Nel limite di spesa di 96.000 euro rientra anche il caso di “acquisto di case antisismiche”.

Se, al posto della detrazione, si decide di cedere il credito corrispondente a un’impresa di assicurazione con la contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione del premio assicurativo, al posto del 19% spetta per il 90%. La detrazione per il premio assicurativo non è cedibile.

Come ottenere il bonus ristrutturazione?

Per ottenere la detrazione del 110%, gli interventi, nel complesso, devono assicurare il miglioramento di almeno 2 classi energetiche (ad esempio dalla D alla B), anche congiuntamente ad altri interventi di efficientamento energetico, all’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. Se questo “salto” di 2 classi non è possibile, bisogna comunque ottenere il passaggio alla classe energetica più alta, quindi per chi si trova nella classe energetica “A3” il superbonus viene riconosciuto con il passaggio alla “A4”. Il passaggio di classe va dimostrato con l’attestato di prestazione energetica (A.P.E.), ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

Gli interventi relativi all’ecobonus devono essere asseverati da tecnici abilitati per il rispetto dei requisiti e la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. I professionisti incaricati attestano anche la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati.

Gli interventi relativi al sismabonus devono essere asseverati da professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

Ai fini del rilascio di attestazioni e asseverazioni, i tecnici abilitati sono tenuti alla stipula di una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi che hanno certificato e comunque, almeno pari a 500.000 euro, a garanzia dei propri clienti e del bilancio dello Stato per il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata. Ai soggetti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli si applica un a sanzione da 2.000 a 15.000 euro per dichiarazione infedele resa e il beneficio fiscale decade.

L’asseverazione per ecobonus e sismabonus viene rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori pari almeno al 30% del valore complessivo del preventivo dei lavori da effettuare. L’asseverazione deve esser predisposta online sul sito di ENEA tramite la modulistica ufficiale emanata dal MISE, diversa a seconda che venga resa per la fine dei lavori o per lo stato di avanzamento e deve essere stampata e firmata con apposizione del timbro del tecnico in ogni pagina. Una copia dell’asseverazione deve essere trasmessa in via telematica ad ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico) entro 90 giorni dal termine dei lavori, insieme alla copia della dichiarazione del massimale della polizza di assicurazione professionale sottoscritta dal professionista e a una copia del documento d’identità.

Enea potrà fare controlli a campione sul 5% delle asseverazioni caricate sul portale.

Per ottenere il superbonus è necessario pagare tramite bonifico bancario o postale parlante dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita Iva del soggetto destinatario del bonifico. Possono essere usati anche i moduli di bonifico attualmente predisposti dalle banche per i pagamenti di ristrutturazioni edilizie ed ecobonus.

 

Certo esistono tanti particolari in più da spulciare, ma possiamo aiutarti nella compilazione, gestione e ottenimento del Bonus Ristrutturazione 110% in Alessandria.

Chiedici info a riguardo, saremo felici di instradarti in un percorso all’apparenza tortuoso, grazie alla nostra collaborazione con aziende esterne specializzate in materia.

Infissi in PVC

Sostituire le vecchie finestre con infissi in PVC è un’ottima idea, ma prima occorre informarsi adeguatamente su questi prodotti

Le moderne versioni di infissi in PVC, riscuotono un ampio interesse, soprattutto per la loro economicità e praticità di installazione e impiego. Sono stati affrontati e risolti i problemi dei prodotti di un tempo con nuovi materiali durevoli ed ecocompatibili.

La scelta degli infissi in PVC

Da molti anni ormai, vengono prodotti e installati infissi in PVC come finestre, porte finestre, tapparelle ecc..

Quando si decide di intervenire con un ammodernamento degli infissi di casa sorge, quasi sempre, il dilemma se utilizzare infissi in legno, alluminio, PVC.

Caratteristiche del PVC moderno

Il PVC è un materiale termoplastico composito a base di cloruro di polivinile. Allo stato puro è piuttosto rigido per cui viene additivato con composti inorganici e con prodotti plastificanti che lo rendono facilmente modellabile.

Oggi viene utilizzato in una infinità di prodotti, tra i quali vi sono gli infissi. Il PVC è particolarmente sensibile alla luce e al calore. La prima può decolorarlo e farlo ingiallire nel tempo, e il secondo può renderlo più instabile dimensionalmente (ma a temperature abbastanza elevate).

Per ovviare a questi difetti le aziende produttrici di serramenti in pvc utilizzano, nella composizione del PVC, particolari additivi che eliminano quasi totalmente i difetti descritti.

 Alcune di queste sostanze utilizzate nei primi periodi di produzione (come ad esempio i carbossilati al cadmio, il piombo) venivano rilasciate nel tempo e si rivelavano nocive.

Anche lo smaltimento del PVC poneva dei problemi, proprio per la presenza di tali sostanze.

Da tempo le Normative Europee vietano di utilizzare tali materiali nocivi per cui il PVC attuale non presenta più questi pericoli. Al loro posto vengono utilizzati materiali al calcio e allo zinco eco-compatibili e non tossici.

Dato che, in alcuni Paesi extraeuropei, queste normative non sono state ancora recepite, è necessario accertarsi, in via preventiva, che gli infissi in PVC da installare siano:

  • riciclabili al 100%
  • dotati di marcatura CE
  • dotati di certificazione UNI EN ISO 14.001

Da Sacchi Vittorino abbiamo una vasta gamma di finestre in PVC, principalmente dalla ditta Fossati Serramenti che propone una selezione di infissi in PVC.

Dal loro sito web:

"Dal profilo sottile e discreto, i serramenti in PVC sono progettati per garantire un’intensa luminosità degli ambienti e lasciare più ampio spazio alla vista sul paesaggio circostante. Tutti i prodotti della gamma sono in grado di adattarsi ad ogni esigenza e ogni stile di arredamento, grazie ad un’estetica snella e moderna e al loro design essenziale ma raffinato.

La linea di serramenti in PVC garantisce inoltre altissimi livelli di prestazione in termini di isolamento termico e acustico, contribuendo a creare un’atmosfera più intima e familiare e influendo significativamente sul risparmio energetico, con conseguenze positive in termini economici e di tutela dell’ambiente."

Caratteristiche degli infissi in PVC

L’infisso in PVC presenta alcuni punti di forza che lo rendono interessante.

IL PVC È UN CATTIVO CONDUTTORE DEL CALORE, PER CUI OFFRE UN BUON ISOLAMENTO TERMICO, CHE SI TRADUCE IN RISPARMIO SULLA BOLLETTA DEL RISCALDAMENTO O DEL RAFFRESCAMENTO.

  • L’isolamento dei profili è notevolmente aumentato dalle cavità interne (anche 5 o 6) che riducono ulteriormente e in maniera considerevole (quando sono più di 4) la trasmissione del calore e del rumore.
  • L’isolamento del profilo in PVC permette all’infisso, nella sua parte interna, di non scendere molto di temperatura d’inverno (come, ad esempio, fa l’alluminio a taglio freddo) e quindi non provoca la formazione di condensa, con conseguente gocciolio d’acqua, formazione di muffe, umidità e conseguente deterioramento delle strutture circostanti.
  • La ferramenta installata è molto importante: si predilige solitamente la ferramenta a nastro che si sviluppa lungo tutto il perimetro dell’anta: permette una movimentazione più sicura e con meno sollecitazioni e fornisce un’ottima protezione antieffrazione.
  • L’infisso in PVC si presenta leggero e agevole da movimentare.
  • Ha un’elevata resistenza alle intemperie, nebbia, salinità dell’aria, smog.
  • Non scolora e non si deforma apprezzabilmente.
  • Necessita di una minima manutenzione e si pulisce con normali detergenti casalinghi.
  • Presenta un elevato rapporto qualità/prezzo.

Siete convinti di scegliere un serramento in PVC?

Vuoi saperne di più? Chiamaci o prendi appuntamento con un nostro esperto, i contatti li trovi a questa pagina –> QUI

Piatto doccia – Quello che dovete sapere

Il piatto doccia è diventato un vero e proprio complemento d’arredo, da scegliere in modo coerente con il progetto d’interni della stanza da bagno. Misure, finiture, colori, taglio: tutto va attentamente studiato, e grazie ai modelli oggi disponibili può essere integrato nell’ambiente in modo armonico. Ma vediamo in dettaglio come scegliere il piatto doccia ideale: dimensioni, materiali e colori.

Partiamo dai criteri fondamentali di scelta: quali sono gli elementi da considerare per capire qual è il piatto più adatto al vostro bagno?

piatto doccia grandform

 

1. La dimensione del piatto doccia

Esistono 3 tipi di piatti doccia:

  • piatti doccia di dimensioni standard, principalmente 80-90-100; Principalmente vengono riconosciuti come i piatti doccia in ceramica classici da altezza 11 cm ma più recentemente di 6 cm.
  • piatti doccia disponibili in numerose dimensioni che variano di pochi cm l’una dall’altra; Riconoscibili come i piatti doccia in ardesia o resine particolari, molto versatili e quindi che si prestano ad avere più dimensioni disponibili.
  • piatti doccia da realizzare su misura

2. Il tipo di posa

Piatto doccia filo pavimento o piatto doccia in appoggio? La scelta spesso è vincolata dall’assenza di spazio necessario per lo scarico. Se la tua casa è in costruzione non ci sono problemi, basta avvisare per tempo chi si occupa delle predisposizioni. Se invece stai ristrutturando dovrai informarti sulla possibilità di posare un piatto doccia incassato: dovranno verificare se c’è l’altezza necessaria per inserire lo scarico (per fortuna ne esistono anche con altezza ridotta, proprio per risolvere questi problemi). In entrambi i casi alcuni modelli hanno la possibilità di avere un bordo, utile sia per questioni estetiche (c’è chi non ama i piatti a filo) che di tenuta d’acqua (o nel caso in cui il profilo del box doccia sia un po’ meno minimale e necessiti di più centimetri di appoggio).

Altra cosa importante in merito alla posa è l’opportunità di scegliere un piatto doccia a tutta pendenza o uno con bacino fisso (la parte interna in cui ci si lava) e una parte piana. Questo dipende da dove è posizionata la rubinetteria doccia e dal tipo stesso di box doccia: nel caso di walk-in (la doccia con un lato aperto senza vetro), per esempio, ha più senso lasciare una parte piana in ingresso e il bacino con piletta nella parte chiusa dal vetro.

3. Piatto doccia: quale materiale scegliere

Le tecnologie produttive contemporanee offrono infinite finiture per i piatti doccia moderni. Dal piatto doccia in acrilico a quello in ceramica (che oggi rappresentano la scelta standard) al piatto doccia in pietra o effetto pietra, dal piatto doccia in resina o materiali tecnici (li vedremo più sotto), dalle finiture più lisce a quelle più ruvide. Lo stile del bagno potrà essere dunque valorizzato anche grazie al tipo di piatto doccia che sceglierai.

Se ti stai chiedendo quale sia il materiale migliore per il piatto doccia non esiste quindi una risposta giusta: dipende sempre dalle preferenze estetiche ed esigenze personali.

Piatto doccia gsi

4. Il colore del piatto doccia

Così come i sanitari colorati sono tornati di moda e possono essere abbinati ai mobili o alle piastrelle, anche il piatto doccia può essere coordinato al resto dell’arredo grazie alla palette cromatica disponibile per ogni modello. E il colore è uno dei fattori che aiutano a creare un interno armonioso, personalizzato, ricco di stile e personalità. Pensa alla possibilità di abbinare il piatto doccia alla finitura del mobile per esempio, o a quella del top con lavabo integrato!

Piatto doccia arblu

Nota: non trascurare la pulizia del piatto doccia

Nella scelta del piatto doccia è importante valutare bene il materiale in funzione della sua praticità di pulizia e manutenzione. Più la superficie è semplice da pulire più infatti resterà bella nel tempo.
Ciascun materiale ha le sue peculiarità ed esigenze (per esempio, su alcuni è preferibile non usare detergenti aggressivi, su altri è indifferente), tutte informazioni che è bene chiedere al venditore o verificare nei siti internet delle aziende o nelle istruzioni del prodotto stesso.

Questi suggerimenti di IdeaGroup sono utilissimi per scegliere la tipologia di piatti doccia. Sicuramente se siete arrivati a leggere fino a qui avrete idee più precise su come affrontare questa scelta. Chiamateci o inviateci un messaggio se avete domande in merito all’acquisto del vostro piatto doccia. Cliccando sulle foto inoltre, potete accedere alle aziende che trattiamo per questo prodotto.

Vi aspettiamo!

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Tipologie di riscaldamento: Legna

Abbiamo visto nell’articolo precedente la tipologia di riscaldamento a pellet: lo trovate QUI. Oggi invece vi parliamo del riscaldamento a legna, sicuramente un’alternativa valida al pellet. Ma vediamone le caratteristiche.

Le stufe a legna

Le stufe a legna offrono numerosi vantaggi. Oltre ad essere ideali per scaldare ambienti di media grandezza, garantiscono un grande risparmio nei costi di gestione e consumo. 

Per installare una stufa a legna è importante collegarla a una canna fumaria esistente: se questa non c’è, le alternative sono la costruzione di uno scarico fumi su parete esterna che salga fino al tetto o la realizzazione di una falsa colonna interna in cui nascondere la tubazione.

1. Una volta individuata la posizione della canna, si traccia sul muro il diametro del tubo e si apre il foro con scalpello e mazzetta. In alternativa, il foro può essere praticato con trapano e sega a corona, che permettono di risparmiare parecchio lavoro di stuccatura e finitura.

2. Si inserisce e si mura nel foro il tronchetto d’acciaio con cemento a pronta presa sia all’esterno sia all’interno.

3. Una volta essiccato il cemento, si procede al montaggio del tubo fumi, inserendo prima la curva sulla parte verticale e poi avvicinando la stufa al muro.

Ma la legna è davvero più conveniente di altri combustibili?

La legna da ardere deriva dallo spacco di tronchi e il suo potere calorifico dipende dall’essenza del legno, infatti quelli più densi e duri bruciano più lentamente e producono calore più a lungo.

La legna ottimale deve accendersi facilmente e bruciare quasi senza fiamma e fumo. Se il fuoco di legna non viene utilizzato in modo continuativo esistono tronchetti, prodotti industrialmente da legno riciclato, il cui potere calorifico supera quello della legna boschiva.

Le tipologie di legna adatta alle stufe possono essere diverse. Si suddividono in:

  • Legno duro: proviene dalle latifoglie come rovere, faggio e noce ed è il più adatto per il riscaldamento domestico. Per la sua maggiore densità produce maggior calore in rapporto al suo volume.
  • Legno dolce: proviene dalle conifere come pini, abeti e larici ed è quello più indicato anche per cucinare.
  • Legno pressato: è ottenuto con un processo di compressione di trucioli e segatura. Questi sono una fonte di calore ecologica e innovativa e rispetto alla legna da ardere riducono lo sporco, sono più pratici e più comodi da conservare e trasportare, oltre che di facile utilizzo.

Questa guida (data da BricoIo) ci aiuta a capire la tipologia di legna da rdere in commercio.

Perchè le stufe a legna vengono scelte?

Queste tipologie di stufe vengono oramai più spesso usate per abbellire casa, scegliendo un pezzo di design come nel caso di camini a legna, oppure per avere una seconda fonte di riscaldamento oltre la principale (spesso caldaie).

Una tipologia di riscaldamento a legna aggiuntivo infatti può rivelarsi necessario in diverse occasioni: nelle mezze stagioni, quanto basta rompere l’aria in alcune stanze senza accendere l’impianto, o in caso di ampliamenti che renderebbero oneroso affrontare un’estensione dell’impianto di riscaldamento esistente.

Ma riscaldarsi a legna aiuta a risparmiare?

Con una buona efficenza energetica le stufe a legna ci aiutano a risparmiare e irraggiano calore come fiamma viva. Di sicuro è ottimo per alcuni aspetti e meno per altri: vi suggeriamo quindi alcune frasi spunto che vi aiuteranno a pensare se il riscaldamento a legna è la tipologia che fa per voi e la vostra abitazione.

1) Scegliere la legna come forma di riscaldamento presuppone la disponibilità di un locale secondario asciutto in cui poterne stoccare grandi quantità;
2) La stufa a legna, inoltre, va accesa manualmente (operazione che richiede un po’ di pratica), richiede frequenti pulizie per eliminare i residui della combustione e una canna fumaria dedicata;
3) Difficilmente esistono le condizioni per chi abita in condominio. In compenso non tutte le stufe a legna necessitano di collegamento elettrico (serve solo per quelle ventilate), la legna che arde scoppiettando è molto suggestiva e scenografica e ormai i sistemi a doppia combustione fanno sì che anche queste stufe risultino efficienti, sicure e convenienti.

Questi sono accorgimenti che sicuramente vi aiutano ad aggiungere punti alla casella dei pro e dei contro l’acquisto di una tipologia di riscaldamento a legna. Da Sacchi Vittorino abbiamo una vasta scelta di camini, termocamini, stufe, termostufe di diverse tipologie: I nosti venditori vi aiuteranno a fare chiarezza. Non esitate a contattarli sulla nostra pagina Facebook!!

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Scegliere la tipologia di riscaldamento

È vero andiamo verso la bella stagione, ma è questo il momento di ricercare la tipologia di riscaldamento giusto per la tua casa.

Sono giorni difficili ed ora più che mai si ha il tempo per pensare al futuro, quello che sicuramente verrà!! Per questo motivo vogliamo aiutarvi nel ricercare la tipologia di riscaldamento giusta per la vostra casa, perchè si sa, il momento giusto per acquistare una stufa o un camino (di qualunque tipologia sia) è ORA!

Prima di scegliere la tipologia di riscaldamento adatto alla vostra abitazione, è importante valutare quale combustibile utilizzare. Ogni combustibile ha infatti particolari caratteristiche che comportano costi e certificazioni diversi di cui tenere conto: per questo motivo è di fondamentale importanza conoscere quali sono le tipologia di riscaldamento attualmente in commercio e vagliare tutte le possibili soluzioni.

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Occhio alla modernità

Molte tipologie di stufe sembravano andare bene qualche anno fa, ma non è detto che sfornino le stesse performance anche a distanza di tempo: molto spesso una stufa (o altre tipologie di riscaldamento) all’avanguardia fanno risparmiare oltre il 30% del consumo.

Stufe a PELLET

Il pellet nasce dalla segatura del legno, la quale viene essiccata e pressata senza aggiunta di additivi; Non inquina e brucia completamente lasciando pochissime ceneri, che sono biodegradabili e quindi facilmente riutilizzabili per esempio come fertilizzante da giardino.

Vi sono diverse tipologie di pellet che aiutano la classificazione in 3 livelli di qualità.

Quando si acquista il pellet, le caratteristiche da tenere in considerazione sono: potere calorifero, residui di cenere e loro temperatura di fusione, dimensioni del truciolo e grado di umidità.

Le stufe a pellet offrono innumerevoli vantaggi:

  • – Fanno risparmiare, perché il pellet è il combustibile meno caro in confronto con gli altri presenti sul mercato.
  • – Sono comode e pratiche. Fornite di un serbatoio che consente al pellet una discesa costante, possono essere programmate con facilità perché basta caricare il combustibile un paio di volte a settimana, in base alle ore di utilizzo, per garantire un’autonomia di parecchie ore.
  • – Hanno un design moderno che valorizza gli spazi e si integra con qualsiasi arredo. È possibile trovare in commercio soluzioni per ogni esigenza e ambiente, incluse stufe a pellet salvaspazio ideali per spazi ristretti.
Tipologie di stufe a pellet

Esistono ovviamente diverse tipologie di stufe a pellet, ad esempio: STUFE A PELLET VENTILATE oppure STUFE A PELLET CANALIZZATE o ancora il CAMINO A PELLET.

STUFE A PELLET VENTILATE: L’evacuazione dei fumi della combustione nelle stufe ventilate avviene tramite una valvola interna che permette il tiraggio della stufa. 

Questo consente di avere una canna fumaria con misure ridotte e di conseguenza una stufa slim che si può adattare facilmente anche a stanze di piccole dimensioni. 

Il calore può essere diffuso per irraggiamento o per ventilazione a seconda del modello di stufa.

STUFE A PELLET CANALIZZATE: Questa tipologia di stufe è già predisposta, grazie a un sistema di canalizzazione, per riscaldare ambienti adiacenti. 

Se dotata di 1 canalizzazione può riscaldare un’altra stanza oltre all’ambiente in cui è installata, se invece possiede una doppia canalizzazione può riscaldarne altre due. 
Al raggiungimento di una temperatura fumi ottimale, all’interno della stufa vengono avviati i ventilatori che convogliano l’aria in canali inseriti nelle murature per aumentare la potenza della stufa a pellet fino a raggiungere ciascuna stanza. 
È fondamentale che siano questi gestibili singolarmente: si può così evitare, per esempio, di riscaldare le camere da letto durante il giorno.

Esiste tuttavia una via di mezzo tra le due stufe precedenti: LA STUFA CANALIZZABILE. Questa permette di avere performance ridotte che man mano possono essere “aggiornate” tanto da poter canalizzare la stufa in altre stanze anche dopo mesi dall’acquisto.

CAMINO A PELLET: I focolari incassati sono di solito montati su guide scorrevoli che permettono l’estrazione dell’inserto per poter caricare il pellet. 

Con l’inserto a pellet canalizzabile è possibile caricare il pellet attraverso un cassetto superiore estraibile che permette un riscaldamento supplementare, così da poter effettuare il rifornimento anche mentre l’inserto sta funzionando.
Ci sono inoltre kit che consentono di aumentare la capienza del serbatoio con sistemi di caricamento laterale o frontale. 
È possibile modificare il vecchio caminetto da focolare aperto a chiuso grazie all’inserto monoblocco, una struttura d’acciaio in grado di ridurre i consumi del camino.
Un’altra tipologia di riscaldamento, molto diffusa, è sicuramente il riscaldamento a LEGNA

Le stufe a legna offrono numerosi vantaggi. Oltre ad essere ideali per scaldare ambienti di media grandezza, fino a 120 mq, garantiscono un grande risparmio nei costi di gestione e consumo, nel pieno rispetto dell’ambiente e non necessitano di rete elettrica per il funzionamento.

In questo articolo abbiamo analizzato principalmente il riscaldamento a pellet, vediamo nei prossimi articoli analizzare uno per uno le tipologie di riscaldamento. Sei curioso di sapere quali tipologie esistono? Comincia a leggere QUI

Come risparmiare in condominio.

Abbiamo parlato la settimana scorsa di come ridurre i consumi energetici in caso questi siano troppo alti rispetto alla metratura della vostra abitazione;

abbiamo approfondito insieme la possibilità che voi aveste una casa ed uno spazio molto grande e quindi foste proprietari o no di una casa dipendente.

Ma non tutti hanno grandi spazi, e la maggior parte delle persone, soprattutto abitanti delle grandi e medie città, sono condomini di appartamenti siti in palazzi e palazzine. 

Anche in questo caso è possibile ridurre i costi dell’energia e alzare il risparmio energetico e garantire comunque una grande prestazione a livello di qualità delle stesse.

In città, proprio dove l’apporto di inquinamento è molto più alto rispetto la periferia o la campagna, si concentrano le emissioni che alterano il microclima e che peggiorano la qualità dell’aria, prevalgono le abitazioni condominiali e spesso ciò ostacola l’applicazione delle buone pratiche per la complessità delle decisioni da prendere, soprattutto per la ripartizione delle spese ma, una volta trovato l’accordo, un condominio può deliberare su vari fattori:

  • – installare sulla copertura un impianto fotovoltaico per integrare il fabbisogno di energia elettrica delle parti comuni (ascensore, illuminazione, autoclavi, ecc);
  • – realizzare l’isolamento esterno a cappotto se le caratteristiche della facciata lo permettono;
  • – rendere più efficiente il generatore di calore sostituendo l’esistente con un tipo di nuova generazione (a condensazione) e installare un sistema di contabilizzazione dei consumi per i singoli appartamenti;
  • – realizzare un impianto di recupero delle acque dai pluviali per l’irrigazione del verde condominiale;
  • – coordinare il rifacimento degli infissi e delle schermature esterne (almeno il tipo e il colore dei tendaggi);
  • – rendere più confortevoli ed ordinate le aree comuni anche con l’eliminazione di barriere architettoniche;
  • – minimizzare l’impatto visivo dei contenitori per la raccolta differenziata e controllarne lo stato di igiene con manutenzioni adeguate;
  • – regolare i temporizzatori dell’illuminazione delle parti comuni interne ed esterne in base alle effettive necessità ed installare lampade a basso consumo o a led.

Anche in caso di disaccordo tra condomini però è possibile attuare degli stratagemmi/trucchi e piccoli ma importanti accorgimenti per poter risparmiare senza intaccare la pace tra vicini:

Chiudere i rubinetti e spegnere le luci

Sembra una sciocchezza ma anche questi piccoli gesti possono contribuire al risparmio energetico (spegnere la luce quando si esce da una stanza, chiudere i rubinetti mentre ci si insapona). 

Scegliere elettrodomestici in classe A++ che consumano meno energia e mantengono alte le prestazioni

Scegliere lampadine a basso consumo (preferendo quelle a LED)

Tradurre anche piccoli consumi in numeri fa sempre un certo effetto:

se consideriamo che si consumano circa 220 litri di acqua potabile al giorno per persona, di cui circa 50 finiscono nel WC, si può cominciare a pensare che anche piccoli gesti contribuiscono al risparmio collettivo di risorse e di emissioni che vanno a inquinare aria, acqua e suolo.

O ancora… 

Regolare le temperature

In base alle dimensioni, al numero dei vani ed all’esposizione delle pareti esterne, si può intervenire sulla variazione delle temperature all’interno del singolo alloggio attraverso dispositivi che aiutano a ridurre i consumi:

oltre al termostato ambiente, le valvole termostatiche applicate ai radiatori permettono di regolare la temperatura di ogni singolo vano in base all’uso effettivo ed alle abitudini soggettive.

Se si pensa che ogni grado in più rispetto ai 20 °C comporta un maggior consumo del 6%, una temperatura interna in inverno di 24 °C fa aumentare di un quarto la spesa che, per un appartamento di 100 mq di un alloggio in classe G (80% degli edifici esistenti), si attesta mediamente intorno ai 1500 euro/annui.

Rendere più efficienti gli impianti

Mantenere “aggiornato” e moderno l’impianto idrico crea tanta resa e minima spesa:

L’idea è quella che si spenda di più in rifacimento impianti, piuttosto che dover spendere poi in assicurazione condominiale, rifacimento d’urgenza degli impianti o risarcimenti ai vicini condomini.

Se l’impianto è autonomo, è conveniente sostituire la caldaia con un tipo a condensazione che sfrutta il recupero del calore dei fumi in uscita, ottenendo un rendimento che arriva a essere maggiore anche del 20%. 

Migliorare la tenuta degli infissi

LINK potete leggere qui alcune informazioni su infissi di alta qualità che permettono sicuramente di risparmiare lungo termine.

Basta pensare e tenere a mente il termine LINK WIKY“trasmittanza (U)”:

Dalla vetrocamera ai vetri basso emissivi con intercapedini a gas argon, fino a quelli con ossidi metallici in grado di mitigare in estate l’effetto serra, i pannelli vetrati e gli infissi sono arrivati ad avere un grado di trasmittanza vicino ai valori delle superfici opache (murarie)

Diminuzione del volume d’aria da riscaldare

Come? Con le controsoffittature! I controsoffitti di cartongesso sono facili da realizzare, di prezzo accessibile, e spesso migliorano l’aspetto della casa sia perché riproporzionano gli ambienti, sia perché con faretti incassati o colori diversi la rendono più attuale.

Potete leggere come realizzare una parete/controsoffitto in cartongesso QUI IL LINK.

Ci sono quindi tantissime modalità di risparmio che potreste attuare. 

Pittura HACCP

Ci capitano molto spesso clienti intenti a rinnovare, ristrutturare o costruire ambienti dedicati al pubblico e, in maniera più specifica, laboratori o cucine che devono sottostare a rigide e giuste regole imposte dall’ ASL  per trasformare ambienti poco sterili  in ambienti in cui vengono prodotti, trasformati e distribuiti gli alimenti e che quindi devono rispettare specifici requisiti igienici. 

Allo stesso modo anche le pitture di questi locali devono garantire la sicurezza e la salubrità dei cibi preparati. A garanzia della conformità delle superfici, esiste il Regolamento CE 852/2004 che definisce il protocollo HACCP per prevenire le possibili contaminazioni degli alimenti.

Cos’è l’HACCP e come va rispettato  —> Qui trovate il pdf del ministero della salute

HACCP è acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, un sistema di autocontrollo igienico degli operatori nel settore alimentare e della produzione che è stato introdotto in Europa nel 1993 con la direttiva 43/93/CEE. In Italia è stata adottata con il decreto legislativo DLgs 155/97 che impone l’applicazione a tutti gli operatori del settore alimentare. La normativa è poi stata sostituita dal Regolamento CE 852/2004, attualmente adottato. HACCP è un protocollo di prevenzione per l’insorgere di problemi igienici e sanitari che ha lo scopo principale di tutelare la salute dei consumatori. (fonte: Caparol Media )

Come dice il Ministero della salute GOV,

il protocollo HACCP deve essere applicato in tutti i luoghi in cui vengono maneggiati gli alimenti: dalla loro produzione alla trasformazione, fino alla distribuzione.

Qui di seguito le regole da seguire per rendere un ambiente il più sterile a livello HACCP possibile. Ciò comprende non solo le pareti e il rifacimento del pavimento, ma anche l’adeguata possibilità di ricambio d’aria o le strutture igieniche adatte per il personale. Più nello specifico:

  •  1) Pavimenti trattati con materiale lavabile idoneo per ambienti destinati allo stoccaggio di prodotti alimentari;
  • 2) Raccordi pavimento/pareti facilmente pulibili e lavabili per evitare ristagni di sporco;
  • 3) Pareti e soffitti realizzati con materiali durevoli, facilmente pulibili e adatti alle condizioni operative dell’area; 
  • 4) Adeguata possibilità di ricambio d’aria naturale o trattata;
  • 5) Illuminazione conforme alle esigenze di un corretto svolgimento delle operazioni coinvolte e delle attività di ispezione;
  • 6) Apparecchi illuminanti con bulbi adeguatamente protetti, ove necessario, per evitare contaminazioni in caso di rottura degli stessi;
  • 7) Adeguate strutture igieniche per il personale, collocate in prossimità ma non comunicanti direttamente con i locali di deposito, dotate dei servizi sanitari previsti (lavabi, docce a norma, ecc)

 

Nell’apertura di un locale di tipologia sensibile come bar, paninoteche, ristoranti, pub, trattorie, pizzerie, mense, negozi, magazzini, spacci, caseifici, birrerie e affini, è necessario essere seguiti da personale competente in materia HACCP che fornisca tutto il necessario per garantire il massimo rispetto della legge. Per questo motivo ti seguiamo in ogni punto della tua ristrutturazione: dal pavimento ai sanitari, dalla pittura agli infissi.

 

sostenibilità

Sostenibilità: ci aiuta a risparmiare

sostenibilità

Le bollette sono sempre più care, ed è sempre più facile che, per “risparmiare”, non si acquistino nuovi elettrodomestici, nuovi tipi di riscaldamento o non si facciano ristrutturazioni che sembrano facoltative e che invece aiuterebbero a spendere meno.

Insomma: è un cane che si morde la coda!

Sostenibilità significa anche:

Ridurre i consumi energetici per contenere le emissioni inquinanti; nonostante sia necessario un investimento iniziale, questo si traduce, nel tempo, in un risparmio economico sulle bollette e nella salvaguardia dell’ambiente.

Buone pratiche e investimenti necessari aiutano l’abbassamento delle bollette (non in maniera eccessiva d’impatto ma sicuramente duratura nel tempo).

Queste buone norme di sostenibilità non sono necessarie soltanto per la costruzione di una nuova abitazione, ma anche procedendo alla ristrutturazione di quelle più datate, interessando quindi tutti in vista di un cambiamento nello stile di vita quotidiano; una sorta di ecologia domestica per mantenere o migliorare la qualità di vita, potendo agire sulle quantità di energia che si consumano.

Certo non tutte le modalità di cambiamento possono essere attuate, ma possiamo comunque trovare la soluzione. Vi facciamo un esempio:

“Cosa fare se si abita in un appartamento che fa parte di un condominio in città e non si ha un tetto per metterci i pannelli solari, o un terreno per usare la geotermia? Se in un palazzo d’epoca la facciata non permette il ricorso al cappotto esterno, si può considerare che fino alla ricostruzione del dopoguerra, ossia fino agli anni ’40, le costruzioni venivano fatte con solide murature, e si può intervenire dall’interno, integrando il grado di isolamento, oppure si può agire sugli infissi sostituendo i vetri delle finestre con vetrocamere, o si può agire sull’efficienza degli impianti” [fonte: rifare casa]

Quindi cerchiamo di trovare soluzioni “comode” e che permettano ad ogni tipologia di abitazione una possibile soluzione per andare incontro alla sostenibilità, e che riescano a far costruire una casa nuova secondo tutte le norme necessarie.

Soluzione migliore: costruire una casa nuova a contatto con il verde

Sicuramente a livello di sostenibilità è la scelta migliore che si possa fare, anche se parliamo di case ancora in fase di progettazione; ciò consentirebbe infatti di studiare la posizione ottimale e l’orientamento giusto per fare attenzione all’andamento del terreno. 

Questo è il primo passo per la costruzione di una casa 100% sostenibile che consente di applicare le tecniche di produzione di energia da fonti rinnovabili. 

Su questi principi sono nate le tecnologie applicate alle case passive, con un altissimo grado di isolamento termico delle pareti perimetrali opache e trasparenti, nonché delle coperture; ciò consente di minimizzare il fabbisogno di energia (per riscaldare, raffrescare e illuminare) di tutti gli impianti che possono essere alimentati da fonti rinnovabili (sole, vento, acqua) ricorrendo a sistemi solari termici, fotovoltaici e geotermici.

Per chi ha già un’abitazione:

Parliamo per chi ha a disposizione spazio e vive in una condizione di proprietà non condominiale: sfruttamento della geotermia e la fitodepurazione per riutilizzare le acque e e risparmiare sull’irrigazione e su tutti gli usi in cui non occorre acqua potabile, come per lo scarico del wc o per lavare la macchina.

Per chi ha a disposizione un grande spazio esterno l’ideale sarebbe inserire alberi a foglia caduca, per ombreggiare in estate i lati della casa in cui è più forte la radiazione solare e permettere in inverno ai raggi del sole di entrare attraverso le superfici vetrate sfruttando l’apporto gratuito di energia termica dato dall’effetto serra. I sempreverdi possono invece proteggere la casa dai venti sul lato settentrionale ed attenuare il rumore proveniente dalla strada.

pannelli solari

Ma il punto fondamentale della sostenibilità in caso di casa (cit) è provvedere all’isolamento termico: Col sistema detto a cappotto si realizza una coibentazione esterna dei muri perimetrali, aggiungendo gli spessori adeguati di materiale isolante alle pareti e completando il lavoro con la tipologia di finitura adeguata al contesto, tipo intonaco da tinteggiare, oppure con rivestimenti in pannelli che possono essere di legno, di materiale lapideo o di laterizio.

L’aumento di spessore delle pareti comporta una variazione alle dimensioni del perimetro dell’edificio e di conseguenza alla sua sagoma, ma fortunatamente la necessità di adeguare i parametri edilizi ai fini del contenimento energetico ha portato alla modifica di molti regolamenti edilizi locali, per cui detto aumento non viene conteggiato come aumento volumetrico.

Se la normativa lo consente, e se c’è la possibilità di usufruire di incentivi per integrare l’investimento, si può prendere in considerazione un tipo di facciata che si basa sul principio della parete ventilata.

Questo sistema sfrutta il moto convettivo dell’aria che circola nell’intercapedine fra parete solida coibentata e rivestimento esterno per migliorare la prestazione climatica nel periodo estivo. Raggiunte le condizioni migliori di isolamento dell’involucro si può passare all’ottimizzazione degli impianti e alla scelta del tipo più idoneo di generatore di calore.

Queste sono le possibilità che si hanno su una casa di nuova costruzione ed è quindi consigliato prevedere un piano di sostenibilità ambientale nel progetto iniziale.

La prossima settimana vedremo come intervenire nel caso non aveste la possibilità di sfruttare molto terreno o nel caso di condomìni e condòmini.

Nel frattempo se progettare una casa sostenibile non è nelle vostre corde, potete sempre rivolgervi nel nostro puntato vendita. Sapremo consigliarti il metodo più efficace per farvi risparmiar in campo ambientale e di sostenibilità.

Se avete delle domande scriveteci sui nostri social!

Qui trovate la nostra pagina!

 

Hai mai pensato al cartongesso?

“E’ stata la Gypsum Company US (USG) ad inventare il cartongesso nel 1916 in origine conosciuto come “Sackett Board “. Ed ebbe un enorme successo! Grazie alla velocità con cui si poteva costruire e i prezzi contenuti del cartongesso lo fecero diventare il materiale dominante al fine della seconda Guerra Mondiale” fonte

Va così, che quando entriamo in una casa da acquistare ci vengono in mente tantissime modifiche da poter fare, muri da tirar giù, tramezze da tirar su… << Un contro soffitto non ci starebbe male, non trovi? >> e così si sommano i lavori da fare tra una cosa utile ed un capriccio estetico. 

Da anni appunto, ci viene incontro un materiale miracoloso, il cartongesso!

Questo miracolo dell’ingegneria permette di creare addirittura pareti senza troppo dispendio di tempo e denaro. 

I pannelli di cartongesso sono facili da installare e, grazie al loro leggero peso, possono essere utilizzati quasi ovunque, sia che esista una struttura preesistente su cui montarli, sia che venga costruito un telaio in legno ad hoc.

Il cartongesso è un materiale versatile e per questo esiste in diverse misure adattabili ad ogni tipo di esigenza. 

Le pareti edificate in cartongesso permettono di ricreare spazi e stanze facilmente, creano spazi dove non ci sono ma possono anche essere utili per la coibentazione dell’abitazione e per la creazione di controsoffitti utili ai sistemi di aerazione, condizionamento e filodiffusione. insomma si adattano ad ogni tipologia di stile e pensiero; sia che voi abbiate una casa vecchio stile, sia che abbiate deciso di renderla Domotic friendly. 

Tipologie di cartongesso più comuni
  1. Cartongesso standard: di colore bianco, perfetto per ristrutturazioni e/o nuove costruzioni. E’ costituito da una lastra di gesso poggiata su un sottile strato di “cartone”. E’ usato per decorare e rifinire gli interni e viene utilizzato in tutte le tipologie di edifici.
  2. Cartongesso idrofugo e idrorepellente: usato specialmente per i bagni e per tutte quelle zone ad alta umidità. 
  3. Cartongesso ignifugo: risponde a precisi parametri REI e si utilizza in edifici pubblici e privati. E’ di colore rosa ed è composto da un nucleo di gesso mischiato a materiali come vermiculite, fibre di vetro e perlite. E’ la lastra più spessa in circolazione probabilmente perché deve essere capace di resistere a condizioni estreme.
  4. Cartongesso termico-acustico: ideale per l’isolamento termico. Viene usato nelle ristrutturazioni per contropareti, rivestimenti di murature perimetrali e pareti divisorie in muratura. Viene montato su telaio con all’interno materiale coibentante (lana di roccia, vetro, polistirene espano e/o poliuretano espanso, sughero) si incolla direttamente sulla parete. (fonte Facile Ristrutturare)
  5. Cartongesso acustico: aumenta le prestazioni acustiche delle murature esistenti e vanta pannelli con spessore e design variabili, perfetti per controsoffittature, contropareti e sottofondi. Questi pannelli si trovano in edifici pubblici come scuole, banche, uffici, poste, ospedali, teatri e contengono materiali isolanti uguali a quelli citati per l’isolamento termico-acustico (spesso abbinati a granuli di gomma riciclata e riagglomerata o membrane di lattice di gomma centrifugata).
  6. Cartongesso per esterno: ne esistono di diverse tipologie, resiste all’acqua e agli agenti atmosferici, è una buona alternativa al classico sistema costruttivo in muratura. Viene usato per applicazioni esterne come facciate e controsoffitti esterni. Troviamo anche quello in fibra di Vetro: Il gesso qui non è poggiato su un semplice “cartone” ma su un tessuto di fibre di vetro. E’ usato per garantire elevata resistenza alle alte temperature e al fuoco. Ideale per rifinire gli esterni di un camino o l’incasso di una stufa a pellet o di un bio camino.
  7. Cartongesso curvo o flessibile: Chi vuole un pannello di cartongesso dallo spessore minimo può valutare quello flessibile di 6mm che viene usato per creare geometrie curve e decorazioni particolari. Il suo piccolo spessore permette una flessibilità maggiore. 
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del cartongesso?

I grandi vantaggi del cartongesso sono sicuramente i più facilmente individuabili:

  • Facile lavorazione e rapido montaggio
  • Rapida rimozione in caso di ripensamenti
  • Ottima versatilità

Questo materiale nasconde tuttavia alcune insidie che ne predispongono un suo svantaggio principale:

  • Poca resistenza agli urti

E’ quindi raccomandabile non stressate troppo le lastre di cartongesso e non dare forti colpi al materiale. Resistente si, ma fino ad un certo punto.

Nonostante questo sconveniente, che non dovrebbe essere un enorme problema, consigliamo l’utilizzo di questo materiale per rendere la vostra casa a vostra misura. Potete chiedere maggiori informazioni al nostro Riccardo!